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domenica 26 febbraio 2012

PERCHE' PARTECIPARE AD UN CORSO SUI TAROCCHI...

Se l’interesse di Jung per l’I Ching è ben conosciuto, non lo è altrettanto quello per i tarocchi. Una profonda differenza di valutazione divide infatti i due sistemi mantici. Mentre quello orientale dell’I Ching è circondato da una millenaria autentica venerazione ed è considerato un libro sacro (ciò significa appunto, in cinese, “Ching”: libro sacro), al contrario i tarocchi in Occidente sono completamente screditati e i più “informati” ritengono che si tratti semplicemente di carte allegoriche utili ai cartomanti per fare affari. 
Mentre in Cina come in India i sapienti di ogni religione trascrivevano i loro insegnamenti ed essi circolavano in misura direttamente proporzionale alla fama del loro autore, in Europa la dottrina antica della sapienza dovette coprirsi di veli: quelli del cristianesimo stesso come nelle saghe del Graal, oppure di strane tecniche metallurgiche come l’alchimia o di incomprensibili simboli come i tarocchi.

Nessun personaggio come Carl Gustav Jung è riuscito in Occidente con tanto successo a diffondere l’interesse per il simbolismo sacro. Egli attinse  probabilmente la sua conoscenza dei Tarocchi dagli esoteristi dell’epoca, in particolare a quanto sembra da Papus. Sul tema dei rapporti fra il tarocco e Carl G. Jung si trovano spunti molto interessanti raccolti dalla ricercatrice americana Mary K. Greer sul suo blog al link  http://marygreer.wordpress.com/2008/03/31/carl-jung-and-tarot/.


Il 1° marzo 1933, Carl Jung parlò del tarocco durante un seminario che stava conducendo sull’immaginazione attiva. Questa è la trascrizione delle sue esatte parole:
“Un altro strano campo di esperienze occulte in cui appare l’ermafrodito è il tarocco. Questo è un insieme di carte da gioco, originariamente usate dagli zingari - ci sono esemplari spagnoli, se ricordo bene, - che risalgono al 15° secolo. Queste carte sono realmente all’origine del nostro mazzo di carte, in cui il rosso e il nero simboleggiano gli opposti, e la divisione in quattro - fiori, picche quadri e cuori - appartiene anch’essa al simbolismo dell’individuazione. Esse sono immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come l’inconscio sembra giocare con i suoi contenuti. Esse si combinano in certi modi, e le differenti combinazioni corrispondono al giocoso sviluppo degli eventi nella storia dell’umanità. Le originali carte del tarocco consistono delle carte ordinarie da gioco, il re, la regina, il cavaliere, l’asso ecc, - però le figure sono in qualche modo differenti - e inoltre, ci sono ventuno carte sulle quali ci sono simboli, o raffigurazioni di situazioni simboliche. Per esempio, il simbolo del sole o il simbolo dell’uomo appeso per i piedi, o la torre colpita dal fulmine, o la ruota della fortuna, e così via. Queste sono una sorta di idee archetipiche, di natura differenziata, che si mescolano ai componenti ordinari del flusso dell’inconscio, e perciò è adatto ad un metodo intuitivo che ha lo scopo di comprendere il flusso della vita, forse anche predire eventi futuri, eventi che si presentano alla lettura delle condizioni del momento presente. É in tal modo analogo all’ I Ching, il metodo divinatorio cinese che permette quanto meno una lettura della condizione presente. Vedete, l’uomo sempre ha sentito la necessità di trovare un accesso attraverso l’inconscio al significato di una condizione presente, perché c’è una sorta di corrispondenza o somiglianza fra la condizione prevalente e la condizione dell’inconscio collettivo.

Dierdre Bair racconta in Jung: a Biography (Jung: una biografia - Little, Brown, 2003, pag. 549) che nel 1950 Jung assegnò ad ognuno dei quattro membri del suo Circolo di Psicologia un “metodo intuitivo, sincronistico” di ricerca. Hanni Binder doveva svolgere ricerche sul tarocco e insegnargli come leggere le carte. Essi stabilirono che lo “Antico Tarocco di Marsiglia” di Grimaud “era il solo mazzo che possedesse le proprietà e assolvesse i requisiti di metafora che egli spigolava all’interno del testi alchemici”.
Benché non fosse un obiettivo diretto delle sue energie, Carl Jung tuttavia riconobbe il Tarocco come rappresentazione di archetipi di trasformazione come quelli che egli aveva trovato in miti, sogni e alchimia, e come avente caratteristiche divinatorie simili all’I Ching e all’astrologia. Soprattutto, Jung riteneva che una persona potesse usare “un metodo intuitivo” per comprendere – mediante la riflessione operata dal tarocco dell’inconscio collettivo in una “nuvola di cognizione” – il significato in una condizione attuale, prevalente.


Carl Jung sugli Arcani Maggiori



Ho appena ricevuto un documento dalla biblioteca dello Jung Institute di New York. Contiene brevi note che Hanni Binder prese delle descrizioni di Jung in tedesco, quando le parlava delle carte dei tarocchi. Un suo amico ha fatto una traduzione letterale in inglese, dattiloscrivendola su larghe schede.
Ciò che segue è la descrizione verbale di Jung degli Arcani Maggiori. Essi sono basati sulle carte del Tarot de Marseille Grimaud, che egli sentiva contenere assai da vicino proprietà che riconosceva dalle sue letture di testi alchemici. Ho corretto ovvi errori di linguaggio, ma riducendo questi cambiamenti al minimo. I miei commenti personali sono fra parentesi quadra.
PRECISAZIONE: lo studioso giapponese del tarocco, Kenji, ha scoperto che il testo descrittivo di Jung deriva quasi direttamente dal Tarot de Bohémiens di Papus (grazie, Kenji). Comunque, Jung sembra aver aggiunto parecchie parole chiave dal suo proprio lessico psicologico come ho sottolineato sopra. Mettere a raffronto questi due testi renderà chiaro quali idee Jung ha aggiunto.
1 Il Mago
Il Mago ha nella mano destra una palla d’oro, nella sinistra un bastone [bacchetta]. Il cappello forma un otto [simbolo dell’infinito]. La disposizione delle mani mostra a destra attività, a sinistra passività. Segno di forza, stabilità, sé. Tiene tutti i simboli di fronte a sé.

2 La Gran Sacerdotessa
Sacerdotessa seduta. Indossa un velo. Sulle sue ginocchia c’è un libro. Il libro è aperto. Sta in connessione con la luna. Sapienza occulta. Donna passiva, eterna.


3 L’Imperatrice
Imperatrice con ali. Nella mano destra ha un’aquila, nella sinistra uno scettro. Ha una corona con 12 pietre. L’aquila come simbolo di anima e vita. Attività femminile. Fecondità, dea.

4 L’Imperatore
Imperatore seduto di profilo. Nella mano destra impugna lo scettro. Indossa un elmetto con 12 pietre. Le gambe sono incrociate. Volontà, forza, realtà, dovere, vivacità.

5 Lo Ierofante
Lo Ierofante si appoggia su una croce tre fax [sic – tripla?]. Le due colonne si elevano sulla destra come legge, sulla sinistra come libertà. Due uomini s’inginocchiano davanti a lui: uno è rosso, l’altro nero. Volontà, religione, fato [fede?], Sé, centro.

6 Gli Amanti
Il giovane è fermo su un angolo ove due strade s’incontrano. La donna a destra ha una ghirlanda dorata sulla testa.  La donna a sinistra è incoronata di tralci. Bellezza, incrocio, strada verso l’interno o verso l’esterno.

7 Il Carro
Conquistatore con diadema. Ha un angolo di tre [angoli retti sulla corazza]. Nella sua mano c’è uno scettro. Braccio d’arma e freccia [mano destra?]. In marcia attivamente verso il suo destino. Ha un obiettivo, ottenere vittoria. Attività, estroversione. Inflazione.

8 Giustizia
Donna seduta con diadema. Nella mano destra tiene una spada, nella sinistra una bilancia. Compensazione fra la natura e la forza di un uomo. Giustizia, compensazione. Conflitto con la legge.

9 L’Eremita
Un vecchio cammina con un bastone. Saggezza simboleggiata come lampada. Protezione con il soprabito. Intelligenza, amore, introversione. Saggezza.

10 Ruota di fortuna
Sfinge che tiene una spada. Ruota che simboleggia l’infinità. Dito come segno di comando. Essere umano coma palla [circonferenza?] della ruota di fortuna. Fortuna /sfortuna.

11 Forza
Una giovane apre la bocca di un leone. La ragazza porta il segno della vitalità sul suo cappello. Libertà, forza.

12 L’Impiccato
Le mani di quest’uomo sono dietro la schiena. Gli occhi sono aperti. La gamba destra è incrociata. A destra e a sinistra un tronco d’albero. Tornare indietro [enantiodromia?], impotenza, sacrificio, esame, prova. Faccia rivolta al cielo.

13 Morte
Uno scheletro in un campo cosparso di teste e dita. Morte e rigenerazione. L’Ego non dovrebbe prendere posto, il Sé deve prendere posto. Nuova posizione, liberazione, fine.

14 Temperanza
Giovane versa acqua da una brocca in un’altra. Il sole dà il liquido della vita da una brocca d’oro entro una d’argento. Movimento, coscienza, crescita naturale.

15 Il Diavolo
La mano destra del Diavolo è sollevata verso il cielo, la sinistra punta verso la terra. Due persone stanno sotto di lui. Tiene la torcia come un segno di magia nera. Fato, Ombra, emozione.

16 La Torre
Torre in fiamme. Ospedale, prigione, colpita dal fulmine. Sacrificio.

17 La Stella
Una donna nuda versa acqua da due brocche. Intorno alla ragazza ci sono sette stelle. Il Sé risplende, stelle del destino, notte, sogni. Speranza. Il Sé è nato nelle stelle. Unione con l’eterno.

18 La Luna
In mezzo a un campo ci sono un cane e un lupo. Un gambero esce dall’acqua. È notte. La porta dell’inconscio è aperta. Al gambero piace salire a riva. La luce è indiretta.

19 Il Sole
Due ragazze nude. Il sole splende sulle fanciulle. Gocce di oro cadono sulla terra. Il Sé domina la situazione. Coscienza. Illuminazione.

20 Giudizio
Un angelo con ali infuocate, una tomba aperta sulla terra. Nascita del Sé. Ispirazione, liberazione.

21 Il Mondo
Donna nuda, le sue gambe sono incrociate. Nei quattro angoli abbiamo l’angelo, il leone, il toro e l’aquila. Compimento, termine. Nel mondo ma non del mondo.

0 Il Matto
Un uomo che non si cura di sé. Inizio e fine. Il matto non ha dimora in questo mondo; la sua casa è nel cielo. Sognatore, lato mistico.

Carte maschili:

Bastoni = libido [impulso sessuale]
Spade = forza spirituale

Carte femminili:

Pentacoli = Materia
Coppe = Sentimento

Nota aggiunta sui Quattro Semi: Jung ovviamente non riuscì a collegare i quattro semi ai suoi quattro tipi o funzioni psicologici, basati sul quaternario di elementi e umori. Comunque, ci andò vicino con i semi “femminili”, chiamando Sentimento le Coppe, mentre i Pentacoli come Materia sono vicini a Sensazione. La maggior parte delle persone collegano Intuizione ai Bastoni e Pensiero alle Spade. La più concisa spiegazione di Jung dei suoi tipi psicologici si può trovare in L’Uomo e i suoi Simboli (lettura altamente raccomandata per chiunque sia interessata all’approccio junghiano al tarocco):

Sensazione vi dice che qualcosa esiste (mediante i sensi).
Pensiero vi dice che cos’è (la sua definizione).
Sentimento vi dice se è piacevole o no (il suo valore).
Intuizione vi dice da dove viene e dove va (le sue possibilità).



sabato 25 febbraio 2012

Estratto dal phamplet " L'uomo dei saldi" di Maurizio Frizziero

Ci sono molte malattie ad affliggere l'uomo e non tutte ne minano il corpo. Negli ultimi anni l'essere colti a tutti i costi ha fatto vittime in maniera esagerata, c'è stata un'accelerazione all'apprendimento che ha danneggiato in maniera irrecuperabile la possibilità di comunicare e di tessere nuovi rapporti. Un falso obiettivo, la conoscenza, ha mimetizzato quello vero, la qualificazione attraverso la dimostrazione pubblica di accumulo di conoscenze.
Una esposizione continua di dati e di concetti, l'uso prolungato di parole dotte, costanti riferimenti a grossi nomi dell'avanguardia culturale, imprevisti paralleli e confronti tra filosofie di diversa origine, il tutto inevitabilmente e platealmente finalizzato. In queste occasioni il rischio di contagio è inesistente e se c'è un rischio è quello del rigetto. 
Per alcuni la scalata al sapere è cominciata una decina d'anni fa, all'epoca dei primi spinelli quando c'era chi si drogava e sapeva di drogarsi e c'era chi si drogava e per giustificarsi si atteggiava a studioso di filosofie orientali. Uno sforzo comprensibile anche se come risultato immediato c'è stata allora solo una grossa confusione. Per altri l'inizio risale addirittura a una ventina d'anni fa, quando bastava girare con l'Espressino sotto il braccio per sentirsi dei rivoluzionari. Per altri ancora l'iniziazione è avvenuta con Marcuse e per gli ultimi è bastata La Repubblica, molto spesso utilizzata a mo' di coccarda, di simbolo della propria condizione culturale.
Leggere tutto è la parola d'ordine di questo genere di malati: leggere tutto vuol dire tutto, nel senso che se acquisti un settimanale di opinione puoi tuttalpiù tralasciare le rubriche fisse. Devi sbrigarti, perché il rischio è che dopo pochi giorni esca in edicola il numero successivo e tu non abbia ancora finito di leggere il precedente. Tra i generi letterari è il saggio a fare la parte del leone perché il romanzo è una cosa da donnicciole e la fantascienza un fenomeno di moda per borghesi in cerca di evasione. 
Questi mostri di cultura sono terribili: non appena cominciano a parlare non li fermi più perché vogliono dirti tutto quello che hanno imparato e te lo vogliono dire, senza fornirti i codici di traduzione, con il linguaggio degli autori, molto spesso difficile e troppo specialistico. Per seguire questi monologhi ci vogliono grosse dosi di cortesia e di disponibilità. Talvolta ci troveremmo in grossa difficoltà se ci venisse chiesto un parere sull'argomento trattato ma per fortuna questo non succede mai, tanta è la foga di dimostrare i traguardi raggiunti. La comunicazione di massa, per avere credibilità, deve avere l'etichetta di impegno culturale e solo allora può venire consumata.
 
Per tutti questi Nuovi Dottori il consumo è il padre dei vizi, è un peccato mortale da evitare a qualsiasi costo a meno che il fine non giustifichi i mezzi: il desiderio di conoscenza, si sa, merita lodi ed approvazione. Le testate specializzate si moltiplicano - le edicole ne sono piene - c'è gente che ne acquista tre, quattro, cinque al mese per riferire poi, in pubblico, dati ed opinioni ad ogni spron battuto. Mai una volta che ci sia un momento di pausa, che il discorso scivoli sulle sciocchezze, sulle amenità, sul disimpegno. Mai. Sarebbe poco serio. E così, piano piano, i Nuovi Dottori hanno perso il sorriso.
E pensare che ci sarebbe un altro modo di fare cultura, portando avanti gli insegnamenti e l'educazione che abbiamo ricevuto da piccoli, con schemi forse sorpassati ma pieni di saggezza. Per il Nuovo Dottore però questa sarebbe la via dell'involuzione, un ritorno alla condizione non dottorale dalla quale si è liberato con grossa fatica e con lungo studio.
La casa del Nuovo Dottore ha un locale in più, la biblioteca, un concreto simbolo del livello di conoscenze raggiunto, un attestato di laurea, del suo tipo di laurea. Questa montagna di sapere, se ben utilizzata, gli permette molto spesso di mimetizzarsi tra i dottori autentici, quelli che le cose le sanno davvero e se le tengono care, non le sbandierano ad ogni pie' sospinto. Invece l'ambizione e il desiderio di vedere riconosciuto il nuovo stato mascherano spesso il Nuovo Dotto: una desinenza sbagliata, un accento fuori posto, una parola inesatta lo tradiscono malamente, senza che egli se ne accorga. Da parte dei suoi interlocutori inizia la fase di rigetto, lentamente ma inesorabilmente inizia un processo di emarginazione. È una condanna dura e irrevocabile, che rimette le cose al loro posto. Possiamo così tornare a parlare con i nostri amici di cose serie e di cose frivole senza che il fantasma della cultura sia costantemente in mezzo a noi, che ci limiti nella nostra spontaneità. Questa nuova situazione ci ridona il sorriso, una medicina sicura per il nostro spirito.

liberamente tratto da Maurizio Frizziero


TAROCCHI : MAGICO ALFABETO DELLE NOSTRE EMOZIONI


Non è la magia, ma la psicologia, l’arte che meglio può usare le carte dei Tarocchi per permettere alla persona di scoprire qualche cosa di sé e, per sincronicità, di comprendere meglio gli eventi che si stanno preparando.

Le carte dei Tarocchi descrivono, con un linguaggio figurato e poetico, le esperienze umane essenziali e gli essenziali schemi di evoluzione dell’individuo. Rappresentano gli archetipi universali che esistono presso tutti i popoli, e in tutte le culture ed epoche della storia, trascendendo i cambiamenti verificatisi nella cultura e nella consapevolezza individuale dei tempi moderni.

Per meglio comprendere l’ambivalenza della psiche e del comportamento umano, la moderna psicologia del profondo ha dovuto inevitabilmente ritornare alle origini, agli archetipi, alla descrizione immaginaria, elaborata e perennemente viva, di ciò di cui siamo fatti “dentro”.

I tarocchi possono così essere utilizzati come strumento d’analisi, alla pari dei sogni, nella terapia psicoanalitica, e per disvelare profondi insight sulla psiche umana.

Nel mondo immaginario della psiche, le esperienze sono connesse tra loro non dalla causalità, ma dal significato. Le corrispondenze tra gli eventi della vita pratica e le figure della carte dei tarocchi si hanno non perché le carte siano “magiche”, ma perché esiste una comunanza di significato.

Per ogni esperienza umana c’è una carta dei tarocchi che le corrisponde e che, in modo più o meno misterioso, salterà fuori, nel corso di una smazzata, nel momento in cui staremo vivendo, sul piano interiore, un analogo evento archetipico.

Il modo in cui i tarocchi “funzionano”, dunque, in senso predittivo, è come una sorta di specchio della psiche. La natura archetipica delle figure fa vibrare le corde segrete e inconsce dell’analista e riflette una conoscenza o una percezione, fino a quel momento ignote, in relazione alla situazione dell’analizzando, e quindi svela delle cose, di cui probabilmente non si potrebbe venire a conoscenza in alcun modo razionale.



E SE NON PUOI LA VITA CHE DESIDERI...

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balía del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

 (Costantino Kavafis )

Per leggere i Tarocchi  bisogna ACCETTARE un'affermazione di base:
"non mi conosco nel presente".
I Tarocchi possono così essere un aiuto a trovare in noi le risposte a domande sulla nostra situazione attuale e su cosa e come stiamo vivendo in questo momento. L'umiltà è un requisito fondamentale sia per l'auto-lettura che per un consulto vero e proprio.

"L'incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli alla quale si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. Chi è in condizione di vedere la propria ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito" C.G. Jung.
I tarocchi sono , allo stesso tempo, specchio dell'anima e strumento terapeutico: aiutano a sviluppare la coscienza e a vivere e capirsi meglio, "sono un aiuto per conoscersi psicologicamente e storicamente". Tutti gli psicoanalisti dovrebbero usarli: "risparmierebbero molto tempo". I Tarocchi "Sono un ponte fra due estremi, l'intuizione e la ragione...Dovrebbe essere materia di studio nelle università."
C.G. Jung disse: " c'è sincronicità fra il nostro stato d'animo e la figura dei Tarocchi che appare e, al di là delle parole, ci pone in un ascolto totale che tocca il corpo, passa per la pancia, il cuore, la testa divenendo poi pensiero ed azione".

I Tarocchi sono ben più di un "gioco" o di un divertimento fine a se stesso. la loro "lettura" non ha obiettivo di "svelare" il futuro, né tanto meno di cambiarlo. L'interpretazione, quando è ben fatta, illustra e chiarifica il percorso esistenziale del consultante proiettandolo in avanti, stimolandolo alla comprensione degli eventi che lo circondano e dandogli consigli per affrontare un tratto particolare della sua vita. L'interazione tra chi chiede e chi interpreta, oltre a essere utile, è necessaria.

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mercoledì 22 febbraio 2012

RETE A MAGLIE LARGHE a cura di Sandra Zagatti


Si dice spesso che il web abbia caratteristiche e significati nettuniani. Non a caso si parla di “rete”, di “navigazione”, di “internauti”: tutti termini in qualche modo presi a prestito o derivati dal mondo marino. E, a proposito di mondo, quello del web è sempre stato definito “virtuale”. Inizialmente ciò non aveva connotazioni negative, e mirava semmai ad enfatizzare le immense possibilità di conoscenza, esperienza e comunicazione offerte da internet, nonostante la mancanza dei veicoli sensoriali o materiali tipici della realtà più comunemente intesa. Le connotazioni negative sono arrivate assieme agli effetti collaterali dell’utilizzo sempre più frequente e diffuso di internet, tra i quali cito solo la dipendenza (dannosa in particolare per i ragazzini, ma non meno insidiosa per gli adulti) e la metamorfosi dell’identità, alterata nell’immagine offerta mediante l’anonimato, i nickname, i molteplici account e le diverse personalità associate: spacciate per reali o persino ritenute tali. Anche queste, evidentemente, sono derive di stampo nettuniano.
Oggi credo che tutti possiamo affermare con certezza che, se per mondo virtuale si intende mondo “non reale”, allora no: si tratta di una definizione sbagliata, comunque superata. Chattare o scambiare mail con un amico lontano chilometri ha permesso a molti di noi di mantenere e persino rinforzare quell’amicizia, altrimenti destinata a spegnersi per carenza di frequentazione. Ci sono poi persone conosciute tramite forum che nel tempo sono diventate presenze piacevoli o preziose nella nostra vita, che abbiamo in seguito incontrato oppure no; e ci sono gli amici ritrovati tramite Facebook, gli interessi condivisi nei Gruppi, le informazioni raccolte o approfondite sui tanti siti… senza dimenticare le opportunità di lavorare su internet o grazie a internet. E tutto ciò è reale, non certo viceversa.
Poiché io stessa sono approdata a internet fin dai suoi albori nei primi anni ’90, e ormai sono connessa almeno dieci ore al giorno per motivi professionali o privati, ritengo di avere sufficiente esperienza per confermare che un mezzo è solo uno strumento e una possibilità in più, e l’eventuale danno che ne deriva dipende solo dall’utente: dal fine per cui lo usa, dal modo in cui lo usa. Come per altro è già accaduto con il telefono, l’automobile, la televisione. Una persona matura ed equilibrata può tranquillamente usare gli strumenti di internet senza per questo dimenticare i filtri critici dell’obiettività e, soprattutto, senza confondere o sostituire quel mondo con l’altro mondo (diverso, non migliore o peggiore) che sta fuori dal monitor.
Ciò premesso, e proprio perché resto affezionata al buonsenso, non dimentico Nettuno e guardo anzi con disagio al suo prossimo ingresso in Pesci. Nel segno del suo domicilio può davvero dare il massimo di sé, ma questo vale in tutti i sensi: e non è detto che il massimo sia sempre o solo il meglio.
Fino a poco tempo fa, ad esempio, c’erano le “Catene di Sant’Antonio” che ingombravano la posta elettronica, spesso tramite inoltri immediati che lasciavano in coda le lunghissime tracce dei precedenti passaggi e/o con l’immancabile elenco dei destinatari a indirizzo palese (cosa vietata dalla privacy, comunque inopportuna anche perché apprezzatissima dai virus…). Oggi l’inoltro collettivo è in maggioranza sostituito dalla “condivisione” su Facebook, ma la sostanza non cambia: è altrettanto immediata. Pochi si danno la pena di leggere fino in fondo ciò che girano al “popolo della rete”, limitandosi spesso al titolo o alle immagini allegate; pochissimi, tra quelli che leggono, ne controllano prima la credibilità o la fonte.
Un esempio recente riguarda la “tassa sui cani” che il nuovo governo avrebbe imposto agli italiani. A parte che non si trattava di tassa ma, semmai, di un parametro aggiuntivo nel (pur discutibile) “redditometro”, la manovra era ancora in discussione per cui si trattava di voci: infondate, tecnicamente errate e comunque premature. Eppure, per giorni la rete è stata intasata da condivisioni e commenti sdegnati, e a nulla sono serviti i tentativi di chi spiegava come stessero le cose “realmente”…
Un altro esempio. E’ in atto una polemica alquanto sentita da parte di chi ritiene che anche la Chiesa debba pagare l’ICI per gli immobili su territorio italiano e ad uso diverso da luoghi di culto; che non sono pochi. Orbene, per enfatizzare la protesta qualcuno ha girato un link che portava il seguente titolo: “La chiesa greca dona il suo patrimonio immobiliare alla nazione in difficoltà”. Naturali e scontati i commenti a seguito delle immancabili e infinite condivisioni: bisogna prendere esempio! così si fa! qui è invece una vergogna! Ora, io non so come stiano davvero le cose, ma quell’articolo l’ho letto e soltanto due righe sotto il titolo c’erano queste parole: “La chiesa ortodossa greca sarebbe pronta a cedere parte del suo vasto patrimonio immobiliare per aiutare il paese”. C’è differenza tra una parte e il tutto, e soprattutto c’è tra il modo verbale indicativo e quello condizionale: una differenza di grammatica e, nel caso, pure di sostanza. O no?
Non parliamo poi degli allarmi virus, delle richieste di solidarietà, delle bambine malate terminali che chiedono solo che la loro poesia faccia il giro del mondo, dei cuccioli di panda terrorizzati dal terremoto in Cina o di altre notizie inquietanti o strazianti – tutte bufale – che  girano da anni, sfruttando la sensibilità (e credulità) della gente semplicemente per aumentare la quantità o durata di connessione e meglio ancora catturare indirizzi. Per dirla con i termini della rete, lo spam nasconde spesso spyware, malware, phishing… che evidentemente hanno gioco facile.
Ma il punto che voglio sottolineare è un altro. Che le persone leggano sempre meno è purtroppo un fatto conclamato: se ci riferiamo ai libri, ciò sembra dipendere proprio dal fatto che su internet si trova tutto, subito e gratis. Ma qui si comincia a non leggere più nemmeno su internet! La velocità di comunicazione permessa dal web, da mezzo che era, è diventata il fine ultimo e primario, come se “condividere” (che brutta degenerazione di un termine altrimenti legato a valori profondi) fosse la cosa più importante, a prescindere dal fatto che si condividano prima i contenuti o li si controllino. L’attenzione è ridotta ai minimi termini: si legge un testo per un paio di secondi, ed è sufficiente che sia preceduto da un richiamo-esca (Attenzione! Urgente!), che sia scritto in maiuscole o che porti un titolo emotivamente forte perché al terzo secondo quel testo venga girato a tutti i propri contatti. E poi? Poi niente, poi basta; avanti un altro link.
E dunque. Tra comunicazione e approfondimento, tra parola e pensiero, la lotta sembra impari e testimonia quanto l’asse Gemelli-Sagittario sia coinvolto in questa era moderna; nonché interpretato purtroppo non come integrazione ma come una banale opposizione che peggiora i difetti di entrambe le parti: la superficialità e rapidità di Mercurio, la retorica ed esagerazione di Giove. In tal senso attendo con perplessità l’ingresso di Nettuno in Pesci, proprio perché andrà a sollecitare la Croce Mobile, in cui il segno della Vergine (razionalità, discriminazione, obiettività e senso critico) appare già predestinato al ruolo di vittima principale.
Ci tengo a ricordare ancora una volta che Nettuno in Pesci dovrebbe e potrà tradursi in modi assai più evoluti, favorendo una riqualificazione dei valori collettivi (finalmente e davvero condivisi) che sono la prima ad auspicare. La fantasia, l’empatia, la partecipazione, la coscienza spirituale… sono tutte espressioni nettuniane. Ma lo sono anche il contagio emotivo, il buonismo sterile perché non trasferito nel comportamento responsabile relazionale, la confusione non solo tra mezzi e fini ma anche tra dentro e fuori (nonché tra emozioni e sentimenti, tra emozioni e pensieri), la mancanza di confini tra il Sé e l‘”l’altro da sé” (che non ha nulla a che vedere con la comunione tra Io e Tu), l’ideologia assolutista e in quanto tale a rischio di fanatismo.
Sempre più spesso sono convinta che solo l’individuo può elaborare ed incarnare l’aspetto più evoluto dei simboli planetari, evolvendo egli stesso; mentre la collettività, la società, la massa (anche quando si chiama opinione pubblica) tende ad appiattirsi e uniformarsi sui livelli più bassi, come nella ricerca del “minimo comune multiplo” di aritmetica memoria. E’ ovvio che il più grande comprenda in sé il più piccolo ma non viceversa: io stessa, quando insegno astrologia, non posso certo imporre un corso avanzato ai principianti ma posso includere nel corso base allievi più preparati che desiderano un ripasso… E’ raro che quantità e qualità coincidano.
Raro ma non impossibile. Almeno nel mondo virtuale anzi “virtuoso” di Nettuno, che dovrebbe estendersi non solo in modo orizzontale come Mercurio o verticale come Giove, ma in modo davvero globale: sia dentro che in alto che intorno.
L’ho già detto che tra il tutto e la parte c’è differenza, ma voglio aggiungere che il Tutto nettuniano non è una semplice somma delle parti. E’ un insieme. Un’armonia raggiungibile solo con il concerto di ogni componente e che solo così può produrre un risultato superiore.
La Croce Mobile, per convergere verso il proprio centro e da lì muovere la “ruota della vita” verso direzioni evolutive, necessita del contributo di tutti e quattro i suoi angoli zodiacali: Gemelli e Sagittario, Vergine e Pesci. Se manca una parte, le altre amplificheranno sé stesse per compensazione o pensando così di poterne fare a meno, ma la ruota si incepperà. Inflazionandosi, intossicandosi nella propria stasi, senza divenire qualcosa di meglio… e forse nemmeno qualcosa di più.


mercoledì 15 febbraio 2012

Foto / grammi dell'anima - libere [im]perfezioni di Massimo Bisotti

 
Fotogrammi dell’anima non è, come a una lettura superficiale potrebbe sembrare, un insieme di racconti fiabeschi con una morale per finale. È qualche cosa di più. È una ricerca in noi stessi di quello che siamo, al di là di ogni possibile sovrastruttura materiale e morale (o pregiudizievole). L’anima non ha bisogno di nascondersi a se stessa, per quanto talune volte il vivere quotidiano con gli altri ci imponga di creare maschere per farci sopravvivere. Talune volte le forme che la nostra vita assume sono, in verità, progetti difensivi. E se qualcuno ci chiede da cosa ci difendiamo, la domanda ci colpisce, perché in fondo in fondo sappiamo di non averne davvero cognizione.
Il mondo non è sempre bello, le dinamiche interpersonali ci danno un chiaro segnale di quello che potrebbe albergare nelle relazioni tra gli esseri umani.

In questo bel libro di Massimo Bisotti, la conoscenza di noi non avviene secondo giudizi, secondo moralità preconfezionate e precostituite. Per lo scrittore, la conoscenza di noi non può che avere lo stesso inizio e lo stesso ritrovo: sempre noi stessi. La libertà di amare, di lasciarsi andare, di scoprire i nostri reali bisogni e come soddisfarli per completarci in questa vita, sono fattori che emergono in ognuno di questi racconti.

Bisotti stesso lo dichiara nella sua premessa: “In questi miei semplici racconti vi è il mio concetto d’amore, d’amicizia, di bellezza, di giustizia, di libertà, di scoperta, di devozione, di compassione, di giudizio, di umanità e di solidarietà, e la maturità e la voglia di non fermarsi al primo capitombolo, di vincere le paure, di mettersi in gioco”.

Questi ampi e importanti concetti non vengono rappresentati in chiave “moralistica”, perché l’Autore non intende insegnare la vita a nessuno, perché ognuno la impara da sé vivendola. Massimo Bisotti interpreta le voci di tutti quegli esseri viventi che incontrano il mondo, la sua dimensione non necessariamente materialistica, non necessariamente di un colore e non necessariamente di un solo aspetto. L’Autore scopre la vita, come ciascuno di noi lo fa ogni giorno.

Il motivo per il quale ho scelto, in qualità di responsabile delle Edizioni Smasher, di pubblicare questo libro è proprio questo: non c’è aspetto moralizzante, non c’è giudizio insindacabile, non vi è alcun approdo di certezza che non sia l’anima di ciascuno di noi. Finalmente troviamo qualcuno che non ci dica, come accade tutti i giorni, quello che dobbiamo fare, quello che non dobbiamo fare e qual è il vero comportamento corretto. Nella vita di tutti i giorni siamo bombardati da messaggi mediatici, e soprattutto siamo pieni di categorie nelle quali inglobare le persone, le situazioni di vita e le cose. Massimo Bisotti, invece, ci parla dell’essenzialità che basta a noi stessi per vivere.

Nel racconto “Il giardino dell’anima”, infatti, è evidente come non sia impossibile scoprire il piacere di vivere, che è rappresentato esclusivamente dalle comodità che ci servono in chiave strumentale per vivere la piena materialità. L’ape, protagonista del racconto citato, scopre la bellezza dell’amore, di dare e ricevere, che l’appaga più di tutto quello che fino al momento prima di conoscere il fuco le sembrava più che sufficiente, anzi… in verità non le bastava mai!

Diviene poi emblematico, a mio avviso, in un successivo racconto (L’istrice solitario), l’incontro tra il piccolo istrice e il bambino, quasi un raccordo tra le differenze che esistono tra gli esseri viventi. Non è solo il rispetto della natura, ma è il rispetto della condizione dell’altro che emerge. Chi è diverso da noi, non è per forza brutto, violento o colpevole. Può aiutarci a vivere, perché permette – talune volte – la completezza del nostro percorso.
Ognuno sceglie di essere Luna o Mare, come nel racconto Il mare e la luna. Ed è questa possibilità di scelta che permette a ciascuno di costruire le proprie azioni, divenendo consapevoli attori della nostra vita e consapevoli “inquilini” di quella degli altri. Non siamo nati per distruggere, per inghiottire, per tradire, uccidere o combattere. Siamo nati per dare libero vantaggio (e non svantaggio) alle nostre imperfezioni che divengono di colpo atti di una potenza primordiale. Così da trasformarsi in perfezioni.

Talvolta abbiamo voglia di evadere, scappare, conoscere, esplorare e scoprire mondi diversi da quelli che popoliamo ogni giorno. Ma se dimentichiamo le nostre radici, se ci perdiamo, dimenticando quali sono le nostre origini e chi abbiamo amato e ci ha amato, il rischio è sentirci spauriti, perduti, vinti e soli, come capita ai protagonisti del racconto Croma e chiave di basso.
Ciascuno ha il diritto di ascoltare e di essere ascoltato, di ricevere una risposta anche al niente o a una supplica di aiuto. Lo scopriamo attraverso la storia semplice, ma profondamente significativa, che emerge dal racconto Cuore di pietra.

La bellezza ha mille volti e mille ascolti. Così vale per la cattiveria, per l’utilizzo degli strumenti, per la direzione delle voci che abbiamo dentro (Il demone e la fanciulla). Non resta che ascoltarci, dare spazio alle nostre voci, alle forme mentali e non solo che appartengono alla nostra anima, così da capire perché, nel racconto Morgan e il drago, diviene quasi vitale guardarsi allo specchio e, con coscienza e verità, parlarci di noi e della nostra vita, del nostro passato e del nostro futuro di uomini e donne. Il dialogo con noi ci può permettere di scegliere, di capire quale strada vogliamo sotto ai nostri piedi, quale futuro vogliamo costruirci (L’ombrellaio del tempo), sapendo però che ogni esperienza ha la sua fondamentale importanza. La costruzione di noi, quella vera e autentica, prevede ogni aspetto, ogni colore (La vanità dei colori), ogni esperienza. Ma che nessuno di questi sia inibente o ostacolante il nostro percorso.
Ogni cosa ha un suo perché, così nella vita, così nelle scelte, così nelle determinanti dei nostri comportanti con gli altri. Nessuno è obbligato a scegliere una cosa o l’altra. Questo libro è un invito a scegliere noi stessi e possiamo coglierlo quando vogliamo, perché lui è lì, che ci aspetta, come un fedele compagno di viaggio.

Foto / grammi dell'anima - libere [im]perfezioni
Massimo Bisotti

L'ARTE DEL DISTACCO : è un risveglio di consapevolezza o una rinuncia ???




 Parlare di Plutone in Astrologia è assai complicato ma leggete questo post...è un primo gradino di ingresso al suo mondo

L'ARTE DEL DISTACCO
Molti fanno resistenza all’idea che il distacco sia necessario per il risveglio della consapevolezza e per rafforzarsi. Dietro c’è spesso la convinzione che il distacco sia un approccio freddo alla vita, o che sia un modo per evitare le responsabilità.

La verità è l’opposto. E’ solo quando “lasci andare” ciò a cui sei attaccato che crei lo spazio perché il nuovo si manifesti. Ed è solo quando sei distaccato in situazioni di crisi e caos che puoi essere di vera utilità agli altri che sono presi dalle emozioni.

Ma come ci si distacca? Come fare un passo indietro e creare lo spazio per vedere più chiaramente ed essere liberi dalle tante influenze che ci circondano? Ecco sette modi per distaccarsi. Ognuno di essi è utile a seconda della situazione e dalle circostanze.

1. Cambia la tua relazione: da essere colui che possiede, diventa il fiduciario
Usa questa posizione mentale quanto diventi troppo attaccato a ciò che possiedi. Ricorda a te stesso che nulla ti appartiene veramente. Non puoi possedere nulla. Sei solo un affidatario di tutto ciò che costituisce la tua vita finché non arriva il momento in cui qualcun altro ne usufruirà.

2. Lascia andare
Considera questo approccio quando sei aggrappato a una specifica opinione/posizione. La prossima volta che ti trovi impegnato in una disputa disarma l’altro dicendo:”Non sono d’accordo con te, ma accetto il tuo punto di vista. Parlamene di più affinché possa capire perché tu la pensi così”.

3. Pratica il dare
Usa questo metodo quando ti accorgi che vuoi o desideri sempre qualcosa dagli altri. Quando vuoi qualcosa, sei già attaccato all’oggetto del tuo desiderio. Quasi tutti apprendiamo questa abitudine fin dalla nascita, “cantando” spesso: “Dammi, dammi, dammi!” Spezza quest’abitudine praticando il dare coscientemente.

4. Raffigurati mentalmente risultati diversi
Applica questo modo quando hai paura di cambiare e/o quando sei aggrappato a qualche forma di auto-limitazione (es. “non riesco”). Tutti gli atleti conoscono il potere che viene dalla rappresentazione mentale o visualizzazione. Prenditi alcuni minuti per visualizzare positivamente il futuro e ti sentirai abbastanza libero da affrontare quel che verrà e, con la pratica, diventa creatore cosciente del tuo futuro.

5. Non identificarti con la situazione/risultato

Usa questa posizione mentale con qualsiasi processo, in qualsiasi momento e dovunque nella vita. Ciò significa semplicemente non far dipendere la tua felicità da qualcosa fuori di te stesso, specialmente dai risultati delle azioni tue o degli altri. Sii felice qualsiasi cosa arrivi. La felicità è una scelta e una decisione, non un’esperienza sporadica o una dipendenza. Agisci al meglio e ti accorgerai che la felicità nascerà spontaneamente.

6. Immagina che sia qualcun altro a essere impegnato nella situazione, come si comporterebbe? Utilizza questo pensiero quando il tuo attaccamento influenza la tua abilità di interagire con gli altri. Prenditi un momento per immaginare come qualcuno di cui apprezzi la saggezza tratterebbe la situazione. Ciò allenta la presa che hai sul “modo tuo” e le tue reazioni abituali. Se è nelle vicinanze, chiedigli come reagirebbe.

7. Guarda la situazione con gli occhi dell’altro

Questo è adatto a ogni situazione conflittuale, ti costringe a lasciar andare l’attaccamento a un unico punto di vista, il tuo, e a generare comprensione ed empatia. Chiedi e ascolta, chiedi e ascolta, chiedi e ascolta è il segreto della comprensione del punto di vista degli altri. Così facendo vedrai attraverso gli occhi di un altro e lascerai andare il tuo punto di vista più facilmente.

Domanda: Quali tra le strategie descritte potresti usare immediatamente?

Riflessione: Prenditi un momento e rifletti sulla ragione per cui ti attacchi agli altri e perché l’amore non è attaccamento.

Azione: Fai un piano per usare ogni punto dato nei prossimi sette giorni o sette settimane. Poi mettilo in pratica........

Un primo passo per la discesa agli inferi... alla conquista del nostro autentico Potere Personale
 

martedì 14 febbraio 2012

Fermati con me oggi e questa notte, e ti impadronirai dell'origine di tutti i poemi



Hai creduto che mille acri fossero molti? che tutta la
terra fosse molto?
Ti sei esercitato così a lungo per imparare a leggere?
Tanto orgoglio hai sentito perché afferravi il senso dei
 poemi?
Fermati con me oggi e questa notte, e ti impadronirai
dell'origine di tutti i poemi,
Ti impadronirai dei beni della terra e del sole (ci sono
ancora milioni di soli )
Non prenderai più le cose di seconda o terza mano, né
 guarderai con gli occhi dei morti, ne ti nutrirai di
fantasmi libreschi,
E neppure vedrai attraverso i miei occhi o prenderai
 le cose da me,
Ascolterai da ogni parte e le filtrerai da te stesso …
Non ci fu mai più inizio di quanto ce n'è ora,
Ne più gioventù o vecchiaia di quanta ce n'è ora,
Ne vi sarà più perfezione di quanta ce n'è ora,
Ne più cielo o più inferno di quanto ce n'è ora …
Se manca uno, mancano entrambi, e il non veduto è
provato dal veduto,
Finché questo non diventi invisibile e debba a sua
volta esser provato …


La gente che passa e che m'interroga,
Le persone che incontro, gli effetti su di me dei miei
primi anni o del quartiere, della città, della
 nazione in cui vivo,
Gli avvenimenti recenti, le scoperte, le invenzioni, le
società, gli autori vecchi e nuovi,
il pranzo, gli abiti, i compagni, il bell'aspetto, i complimenti, i doveri,
L'indifferenza reale o immaginaria di qualcuno che amo,
 La malattia d'uno dei miei o mia, le malefatte,
 la perdita o la penuria di danaro, le depressioni o  l'euforia,
 Le battaglie, gli orrori della guerra fratricida, la
febbre delle dubbie notizie, lo spasmo degli avvenimenti,
 Tutto questo mi arriva giorno e notte, e se ne va,


Ma non sono il mio Io …
Io credo in te anima mia, e l'altro che io sono non
deve umiliarsi
Davanti a te né tu davanti a lui.
Ozia con me sopra l'erba, rimuovi il groppo dalla gola,
Io non chiedo parole, né musica, né rime, né
 conferenze o patrocini, sia pure i migliori,
Solo la nenia mi appaga, il mormorio della tua voce a
 bocca chiusa …
Rammento come una volta in un simile limpido
mattino d'estate noi due giacevamo,
E tu posavi il capo di traverso sui miei fianchi e ti
 volgevi a me con tenerezza,
E aperta la camicia sullo sterno, affondasti la lingua
dentro al mio cuore nudo,
E ti stendesti  fino a sentire la mia barba, e ti stendesti
 fino a trattenermi i piedi.

 Rapidamente sorse e si diffuse intorno a me quella
pace e quella conoscenza che oltrepassano ogni
 disputa terrestre …
Che cos'è l'erba? mi chiese un bambino,
portandomene a piene mani;

Come potevo rispondergli? Non so meglio di lui che
 cosa sia.
Suppongo che sia lo stendardo della mia vocazione …

Liberamente tratto daWalt Whitman – da "Foglie d'erba - Canto di me stesso”

Dizionario dell'amore...da consultare con un pò di ironia .


Eros è felicità e infelicità, paradiso e abisso, pienezza e sconforto, estasi e disperazione, attrazione e repulsione, unione e solitudine, confronto e trasformazione, rapimento e iniziazione, bisogno e dipendenza, vulnerabilità e perdita delle proprie certezze… ovvero paura.
L’eros disorienta, svia, conduce in un altrove imprevedibile, crea movimento psichico, stabilisce nuove connessioni, ingenera l’anima, agita acque stagnanti, rimuove i blocchi con i quali ci impediamo di vivere, ci strappa via l’identità e infine, dopo essere apparso, scompare.

L’amore è una tempesta emotiva che travolge l’Io, lo obnubila, ne dissolve i confini, e in quell’istante può rivelare l’uomo a se stesso, lacera l’individuo e lo ricompone attraverso il dinamismo segreto degli opposti, spalancando così gli occhi e rendendo chiaroveggenti, uomini e bambini al tempo stesso, iniziandoci alla vita e alla morte, ci insegna a danzare con il dolore.

L’altro è un’avventura inesauribile, ci strega con la sua ineffabilità, è irraggiungibile, inclassificabile e per questo suscita e alimenta il desiderio, la ricerca: ci rende vivi, vitali, tanto che egli diviene l’origine della nostra gioia e delle nostre risposte. E’ un’apparenza allusiva che rimanda a significati nascosti, vive nel segreto, è la menzogna che mi permette di vedere la verità, poiché incarna e fa rivivere il mio pianeta interiore, resuscita i miei fantasmi e poi colma il mio senso di vuoto, avvolgendomi nel suo mantello. Egli coincide con il mio desiderio inconscio, lo rappresenta e lo evoca così che io mi arricchisco di uno psichismo a me sconosciuto, attingo nel mio stesso immaginario che ora è attivato consentendomi l’inabissamento, la traversata del mare, il cammino della libido verso le origini e dunque un’esperienza trasformativi, ovvero lo sciogliersi dell’abbraccio inconscio: il rischio è lo smarrimento, il premio è la rinascita: si apre la storia.

L’innamorato è colui che è in uno stato di squilibrio, sembra vacillare dinnanzi alla promessa di assoluto e di totalità che l’altro incarna. E’ mosso da un senso di illimitato, ma ciò che riesce ad afferrare è limitato, così è spinto alla ricerca, è attivato dalla negazione dell’amante, ricoperto di fiori e insulti. La sua energia scorre tra la radice e la chioma, collegando e fondendo gli opposti nell’attimo del naufragio: è allora che incontriamo l’ignoto e capiamo delle cose nuove. La conflittualità è lo stile di vita dell’innamorato, il disorientamento è la sua condizione esistenziale, una nave senza nocchiero in un mare in tempesta ne è il ritratto.

Il sesso conturba i sensi, li altera, sconvolge l’assetto, rompe la quiete, contamina chi è sano, si propaga dentro le forme, comunica il nucleo, lo spirito; si trasforma in dono e svanisce dopo essersi mostrato, si eclissa dopo essersi presentato, impallidisce dopo aver bruciato, infine, si oscura lasciandoci una promessa.

La creatività è la modalità infantile e ideale di entrare in relazione con il mondo, quindi con l’altro, in maniera empatica e diretta, dunque profonda. Essa trasforma le cose, la vita, il mondo, perciò seduce e lo fa in un solo modo: attraverso la via delle emozioni.
La creatività è la risposta più ampia che possiamo dare al dolore, al vuoto. Consente di “essere” nella propria storia e nel mondo, tramite uno slancio vitale e personale. E’ una dimensione interna, uno stato d’animo di ispirazione e “vibrazione”, una modalità di relazione, un atteggiamento affettivo, una scintilla divina che consente di vedere la meraviglia, raccontarla, rappresentarla.
La polarità ed il conflitto ne sono all’origine, sua dimora è l’inconscio. Si dice infatti che il sogno sia arte poetica involontaria, ma per “sognare” è necessaria una capacità regressiva dell’Io verso l’inconscio, dove è riposta la ricchezza psicologica. La libido fluisce così al punto di origine e tale discesa nel mondo sotterraneo è di per sé creativa, in quanto permette il bagno nel processo primario, il ritiro nel vuoto fertile: l’Io incontra l’assurdo, l’irrazionale, permettendo la congiunzione degli opposti che caratterizza l’uomo creativo, vitale, audace, disposto a giocarsi la vita, nel rischio dell’annientamento e della dissociazione.
Il guadagno che questo processo di discesa/morte/rinascita comporta è una migliore recettività che deriva dall’apertura all’inconscio e all’alterità. Io aperto, significa Io recettivo, capace di lasciarsi dominare dagli oggetti e di incontrare la meraviglia: una delle finestre che aprono alla creatività.
L’elaborazione e la tolleranza del conflitto portano l’uomo creativo ad una libertà interiore contagiosa quanto seducente. E’ tale scelta autentica, il simbolo della vittoria sull’esistenza.

( liberamente tratto da r.ruga)

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domenica 12 febbraio 2012

DIRITTI DI NASCITA di Alejandro Jodorowsky


Il brano è di Alejandro Jodorowsky, tratto dal libro La danza della vita.

[...] Quali sono miei diritti fondamentali?...
"Innanzitutto, dovresti avere il diritto di venire generato da un padre e una madre che si amino,
durante un atto sessuale coronato dal reciproco orgasmo, affinché la tua anima e la tua carne abbiano
come radice il piacere.
Dovresti avere il diritto di non essere considerato un incidente né un peso, bensì un individuo
atteso e desiderato con tutta la forza dell'amore, come un frutto che deve dare un senso alla
coppia, trasformandola in famiglia.
Dovresti avere il diritto di nascere con il sesso che la natura ti ha dato (È sbagliato dire:
'Aspettavamo un maschietto e invece è nata una femmina' o viceversa).
Dovresti avere il diritto di essere preso in considerazione fin dal primo mese della tua gestazione.
Sempre, in ogni momento, la donna gravida dovrebbe accettare di essere due organismi in via di
separazione e non uno solo che si espande. Nessuno può considerarti responsabile degli
incidenti che potrebbero intervenire durante il parto. Quello che avviene all'interno dell'utero non
è mai colpa tua: per rancore nei confronti della vita, la madre non vuole partorire, e mediante il
subconscio ti arrotola il cordone ombelicale attorno al collo e ti espelle non ancora formato, prima
del tempo. Non volendoti consegnare al mondo, in quanto sei divenuto un tentacolo pieno di
potere, vieni trattenuto più a lungo dei nove mesi, e il liquido amniotico si sarà seccato
bruciandoti la pelle; ti si fa ruotare fino a che saranno i piedi e non la testa a scivolare verso la
vulva, i morti entrano nel loculo così, con i piedi in avanti; ti si fa ingrassare più del dovuto così
non potrai passare dalla vagina e il parto gioioso verrà sostituito da un freddo cesareo che non è
parto ma estirpazione di un tumore. Rifiutandosi di accettare la creazione, la madre non collabora
con i tuoi sforzi e chiede l'aiuto di un medico che ti schiaccia il cervello con il forcipe; poiché soffre
della nevrosi da fallimento, ti fa nascere semiasfissiato, azzurrino, costringendoti a rappresentare
la morte emozionale di chi ti ha generato...
Dovresti avere diritto a una profonda collaborazione: la madre deve voler partorire tanto quanto il
bambino o la bambina vogliono nascere. Lo sforzo sarà reciproco e ben equilibrato. Dal momento
in cui tale universo ti produce, è tuo diritto avere un padre protettivo che sia sempre presente
durante la tua crescita. Così come a una pianta assetata si dà l'acqua, quando manifesti un
interesse hai il diritto che ti venga data la possibilità di realizzarlo, affinché tu ti possa sviluppare
sulla strada che hai scelto. Non sei venuto qui per realizzare il progetto personale degli adulti che
ti impongono mete che non sono le tue, la principale felicità che ti offre la vita è consentirti di
arrivare a te stesso.
Dovresti avere il diritto di possedere uno spazio dove isolarti per costruire il tuo mondo
immaginario, per vedere quello che vuoi senza che i tuoi occhi vengano limitati da una moralità
effimera, per ascoltare le idee che desideri, anche se sono contrarie a quelle della tua famiglia.
Sei venuto qui soltanto per realizzare te stesso, non sei venuto a occupare il posto di un morto,
meriti di avere un nome che non sia quello di un parente scomparso prima della tua nascita:
quando porti il nome di un defunto, è perché hanno innestato su di te un destino che non è il tuo,
rubandoti la tua essenza. Hai il pieno diritto di non venire paragonato a nessuno, nessun fratello
nessuna sorella vale più o meno di te, l'amore esiste quando si riconoscono le differenze
fondamentali.
Dovresti avere il diritto di venire escluso da ogni litigio famigliare, di non venire preso come
testimone nelle discussioni, di non essere il ricettacolo dei problemi economici degli adulti, di
crescere in un ambiente pervaso di fiducia e sicurezza.
Dovresti avere il diritto di venire educato da un padre e una madre che la pensano allo stesso
modo, avendo appianato le loro divergenze nell'intimità. Se divorziassero, dovresti avere il diritto
di non essere costretto a guardare gli uomini con gli occhi risentiti di una madre né le donne con
gli occhi risentiti di un padre.
Dovresti avere il diritto di non venire sradicato dal luogo in cui hai i tuoi amici, la tua scuola, i tuoi
professori prediletti.
Dovresti avere il diritto di non venire criticato se scegli una strada che non rientra nei piani di chi ti
ha generato; il diritto di amare chi desideri senza avere bisogno di un'approvazione; e quando ti
sentirai capace di farlo, dovresti avere il diritto di lasciare il nido e andare a vivere la tua vita; di
superare i tuoi genitori, di andare più avanti di loro, di realizzare quello che loro non hanno potuto
fare, di vivere più a lungo di loro.
Infine, dovresti avere il diritto di scegliere il momento della tua morte senza che nessuno ti
mantenga in vita contro la tua volontà".

giovedì 9 febbraio 2012

Chi siete mai, quando il sogno vi cattura?" Il sogno e il mondo infero" libro sciamanico di James Hillman

 Morire, dormire, forse sognare... ...Se camminando per le vie del centro di Roma, passando magari davanti ai Mercati di Traiano immersi nella luce invernale, apparisse ad una di quelle arcate un volto perfetto, il volto mirabile che potrebbe cambiare il corso della vostra vita, e sbalorditi vi fermaste a guardarlo, dovreste sapere che in quel momento state vedendo nient'altro che il perché vi abbandonate ogni notte quando poggiate la testa sul cuscino e improvvisi simulacri di demoni, uomini e animali vi trascinano in fondo al sonno. Sognate. Sicuramente. Non potete farne a meno, non potete opporvi, perché non siete più un Io, quel singolo io che si riconosce ogni mattino e sbadiglia allo specchio, bensì una moltitudine eterogenea, felice e sanguinaria, fragile perversa.
Chi siete mai, quando il sogno vi cattura? Basta spegnere la luce sul tavolino da notte e premere il pulsante di quell'ascensore buio che scende implacabilmente insieme alle vostre palpebre ed è fatta. Il mondo luminoso della veglia non esiste più e quello infero vi accoglie anche se non lo volete.
È il vostro inconscio a schiudere quelle porte silenziose? Forse, in parte, all'inizio, quando credete ancora di riconoscere in mezzo a quella luce grigia e immutabile il volto affettuoso dei vostri genitori scomparsi da tempo, amici dimenticati o il sorriso di sorelle che non avete mai conosciuto e che vi sono improvvisamente care. Sono loro, ne siete certi. Anche se non li vedete bene in faccia, sentite che sono loro.
Eppure c'è qualcosa di ambiguo, di sfuggente perfino di inquietante nel modo con cui si presentano là sotto. Perché è chiaro che il mondo infero, dovunque lo si voglia collocare non sta nei recessi più indiscreti della vostra mente ma sotto la superficie su cui di solito il vostro Io cammina. Quando si sogna si scende, e anche se pensate di volare o state proprio volando, l'aria non sarà brillante, tersa, cristallina bensì notturna, oscura, senza alcuna memoria del sole. È un volo sotterraneo, verso il profondo. Sognate ma il sogno non vi appartiene perché siete voi ad appartenergli. Vi avvicinate alle persone che vi sono care, aspettate da loro una parola, un conforto. Ma il loro aspetto non è come pensavate di ricordarlo. È assai diverso, obliquo, timoroso, pauroso. Il loro volto non si mostra mai di fronte ma solo di sbieco, i loro occhi sfuggono.
Perché siamo qui? Perché il tempo è scomparso in modo così bizzarro da farci credere di essere morti, di essere scesi con il semplice gesto di spegnere la luce nel regno della morte? Se a queste domande non trovate risposta, se non sapete orizzontarvi in luoghi che dovrebbero esservi se non cari almeno consueti, vuol dire che avete commesso l'errore imperdonabile di non leggere, prima di addormentarvi, la magnifica guida di James Hillman al mondo del buio, alle mortali ombre notturne che ci nutrono nel sonno, Il sogno e il mondo infero.

Dove ci guida Hillman che, come i suoi maestri Freud e Jung, è assai più uno sciamano che uno psicoterapeuta? Lo sciamano non trasporta la nostra anima nell'aldilà o nel sogno ma compie il tragitto contrario, trasporta il mondo infero dentro di noi. Perché non c'è veramente un altrove, dove andare se non nella nostra mente, e anche quando parliamo di mondo infero, di inconscio, di anima-sogno o anima corpo, è sempre la natura della mente che si moltiplica nell'infinità di Io che abitano dentro di noi. E anche questo «noi» è tutt'altro che definito e chiaro. E come ha scritto Freud, custodisce i residui di innumerevoli esistenze.
Hillman ha una certezza. Il mondo infero vive ed esiste. È un luogo completamente tagliato fuori dal mondo esterno che può manifestarsi solo attraverso di noi. Un territorio straniero di cui ci accorgiamo quando scivoliamo nelle crepe della coscienza.
La mitologia riconosceva in queste caverne e cunicoli gli ingressi al mondo infero dove i morti vivono, assediati dai sogni di cui sono protagonisti. Quello spazio è incomparabilmente più vasto di quello di qualsiasi io individuale e non vi si riconoscono le leggi della logica, né alcun altro valore. Il bene, il male, la morale sono valori sconosciuti e il tempo non esiste. Tutti gli impulsi che nascono o scendono là sotto vengono catturati e trasformati in persone. In quella specie di eternità restano immutati per sempre e ci aspettano.
Nell'antichità si usava il nome di Plutone (ricchezza?) per coprire eufemisticamente la spaventosa profondità di Ade e oggi si definisce l'incoscio creativo per nascondere i processi di distruzione e morte in atto negli abissi dell'anima.
Ed è proprio l'intercambiabilità tra psicologia e mitologia a guidare Hillman nella discesa al mondo infero che naturalmente non è l'adilà, e anche quando si pensa al mondo infero come a un luogo dove è possibile se non inevitabile andare, deve essere chiaro che non esiste alcun luogo conosciuto al di fuori della mente. Le frontiere della realtà o della mente sono assolutamente immaginarie, come l'inconscio, i sensi di colpa, i quark o i neutrini. Sono un modo per immaginare l'invisibile, per dare un nome a qualcosa che non può averlo, come l'anima.
D'altronde, per i Greci l'anima era semplicemente un eidolon, un'immagine. Tutto quello che appare nel mondo infero un simulacro. Nel Libro tibetano dei morti il lama che guida il corpo d'illusione del morto verso la liberazione o la rinascita, dice insistentemente al morto di non aver paura, che le immagini furiose che gli appaiano sono prodotte dalla sua mente e che nulla di ciò che vede o prova è reale. Nulla esiste figlio, sussurra il lama all'orecchio del morto. Nulla.
In una pagina straordinaria del suo libro, Hillman ci ricorda come la parola eidolon sia connessa con il dio-demone Ade (aidoneus, invisibile) e con eidos, cioè le idee e le immagini destinate a regolare la vita.
Queste immagini sono così intrecciate e sepolte nella vita che, come la cifra di un tappeto, possiamo riconoscerle solo quando emergono sotto forma di astrazioni. Sono immagini che vediamo ma che, al tempo stesso, sono invisibili. Eccoci dentro il mondo immaginativo, il punto vertiginoso e anche spaventoso dove la realtà riceve dal nulla la sua forma. Jung aveva già intuito che qualsiasi genere di realtà in primo luogo è un'immagine fantastica della psiche e quindi del tutto simile a un sogno senza sognatore. Hillman sposta l'origine di questo sogno nel mondo infero, rimettendo in pista divinità dimenticate che tornano a sussurrare la loro aria senza tempo dentro sotterranei che avevamo rimosso. Lo smarrimento che proviamo davanti all'immagine del mondo, all'inesprimibile senso della sua bellezza senza significato, sono un senso caratteristico del mondo infero. Un senso di incompletezza moltiplicato per l'attesa di qualcosa che è andato perduto per sempre o che non potremo mai ricevere, poiché ci contagia nel sonno, il mondo ombra dentro cui viviamo ogni notte è una copia esatta della nostra coscienza quotidiana, con una differenza, l'ombra, la materia stessa dell'anima.
L'immagine che abbiamo del nostro Sé personale, l'io con cui parliamo quando siamo agitati, l'io al quale ci riferiamo dicendo «noi», vive nel regno della morte, il livello psichico dell'esistenza, che non possiamo controllare. Quell'Io-noi non è il nostro doppio ma un'ombra del mondo infero. Potremmo chiamarlo con il nostro stesso nome (potete provare, guardandovi allo specchio) ma non sarà mai davvero «noi» quel riflesso. Ecco perché gli specchi danno talvolta un senso di inquietudine. Quello che contengono è l'ombra di un altro mondo dentro cui si sprofonda in sogno. Questo strano commercio dell'anima con un mondo fatto solo di immagini suggerisce un'idea che Hillman non propone ma che sicuramente è al centro del suoi pensieri: siamo tutti già morti? In un certo senso, sì. Ma la morte di cui si parla nel mondo infero è qualcosa di ben diverso dalla morte fisica, l'unica che interessi veramente e terrorizzi il nostro Io. La morte, nel senso comune, è solo una fantasia dell'Io, come i sogni e il sognare. Ma dal punto di vista psichico, la morte è una preziosa scoperta che avviene quando la coscienza diurna va a nanna.
La psicologia del profondo è sostanzialmente un rito iniziatico che, facendo rivivere un passato incredibilmente sepolto, ha riportato la morte e il morire al centro della nostra vita da cui l'avevamo rimossa come una fastidiosa, remota casualità biochimica. Ma di che morte si tratta, se la prospettiva fisiologica diviene del tutto secondaria nel mondo sotterraneo in cui la psiche scivola, morendo oppure sognando? Di nessuna morte descrivibile nel mondo diurno dove non possiamo fare esperienza né del sogno né dell'anima che è alimentata dal sogno, come ha detto Freud, l'inconscio non conosce la negazione. Cose incompatibili ai nostri occhi svegli, nell'inconscio vivono fianco a fianco e si fondono l'una nell'altra e non si contrappongono mai. Vita e morte sono eidola, immagini, come veglia e sogno, mondo superiore e mondo infero. La morte fisica irrapresentabile nel mondo infero, sarebbe un fenomeno irreale come un riflesso dentro una pozza d'acqua. Nella dimensione psichica solo le ombre diventano vere. Questo, al di là di ogni particolare riflessione psicoterapeutica, dovrebbe farci riflettere sulla densità del mondo in cui viviamo e di cosa è formata la nostra anima, la nostra psiche o il nostro corpo e i nostri molteplici Io.
La vera malattia del mondo occidentale è la crescita insensata, smodata, bulimica di un Io vuoto e avido di vuoto. Un Io veramente morto. L'insegnamento più prezioso che possiamo trovare in questo libro è il modo di maneggiare questa bizzarra entità priva di sostanza e ricca di potenza. Assoggettare l'Io al sogno, dice Hillman lo sciamano, dissolverlo nel sogno mostrando come tutto quello che fa, prova e dice rifletta il suo essere situato nell'immagine, mostrando cio che questo Io totalmente immaginale. Dobbiamo imparare a conoscere il sogno e a distinguere l'Io compulsivo e superficiale della veglia da quello notturno. L'Io che si sveglia conserva tracce del dramma o della commedia in cui ha recitato. Ma subito dimentica incubi, presagi e polluzioni notturne proseguendo la sua vita in luoghi diversi e perfino in una persona diversa. Il sogno non è una compensazione di pulsioni rimosse o frustrate ma il solo cibo capace di appagare l'anima, le immagini del mondo notturno. Il viaggio nel mondo dei morti, così vivi, feroci e sensuali comincia ogni notte. Non potete perderlo. Loro vi stanno aspettando.